direttore Jonathan Webb
Beniamino Iozzelli pianoforte
Brett Dean: Adagio molto e mesto dal Quartetto op. 59 n. 1 di Beethoven (2013)
John Cage: Two Pastorales (1952) per pianoforte preparato
Beethoven:
Lento assai, cantante e tranquillo dal Quartetto op. 135
Grande fuga in si bemolle maggiore op. 133
Stravinskij: Apollon musagète
Il concerto che inaugura a gennaio la nostra festa per Beethoven parla di trasfigurazione del dolore. La prima parte ripercorre, senza soluzione di continuità e attraverso pagine di intenso lirismo, il dramma della sordità e il superamento di questa angoscia nelle visioni sonore più audaci. Tre lavori concepiti per quartetto ma eseguiti da tutta l’orchestra d’archi sono il simbolo di questa resistenza morale alla più crudele delle avversità. Il terzo movimento del Quartetto op. 59 n. 1, Adagio molto e mesto, viene presentato nell’adattamento realizzato da Brett Dean, uno dei compositori più illustri dei nostri giorni, già viola dei Berliner Philharmoniker, che lo hanno prescelto come composer in residence nella loro Stagione 2026-27. A questo fanno seguito due Pastorali per pianoforte preparato di John Cage che simbolicamente precipitano il pubblico nel mondo della sordità del Genio, fatta di silenzi interrotti da frammenti di suono. Ma da questa cognizione del dolore la musica risorge col canto sublime del Lento assai dell’ultimo Quartetto op. 135 di Beethoven, per poi scatenarsi nell’avventuroso conflitto contrappuntistico della Grande Fuga op. 133, le colonne d’Ercole dell’umana immaginazione sonora e al tempo stesso estremo grandioso omaggio a Johann Sebastian Bach. L’epifania di bellezza trasfigurata dell’Apollon musagète di Stravinskij, glorificazione della musica nel segno del neoclassicismo più luminoso, è il balsamo all’esperienza di forte emotività rappresentata dalla prima parte del programma.