Tutti gli organismi viventi, uomo compreso, hanno un’intrinseca capacità rigenerativa. Le lucertole e le lumache sono in grado di rigenerare parti di corpo recise, mentre in alcuni vermi la ricostruzione dell’intero corpo può avvenire da un frammento che rappresenta meno di un duecentesimo della massa corporea originale. Al di sotto dei dieci anni di età, il corpo di un bambino è capace di rigenerare completamente la punta amputata delle dita. Per questo la rigenerazione, intesa come la capacità di un organismo vivente di sostituire parti del corpo lese o logorate dall’età con copie identiche, è uno dei campi di interesse più antichi della biologia. La medicina rigenerativa ne è una conseguenza: l’obiettivo è quello di riparare organi adulti umani danneggiati e restituire loro integrità strutturale e funzionale. Ma ci sono davvero gli elementi per pensare che, un giorno, la medicina sarà in grado di restituire l’originaria struttura e funzione agli organi danneggiati da una malattia come il cuore, i polmoni, i reni ma soprattutto il cervello?
Incontro a cura di Gianvito Martino, medico neurologo e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Già honorary professor alla Queen Mary University di Londra, Martino è professore ordinario di biologia applicata e pro-rettore alla Ricerca e alla Terza Missione all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Ha vinto il premio Rita Levi Montalcini 1999 ed è tra i fondatori e presidente del comitato scientifico del Festival BergamoScienza. Le sue ricerche, pubblicate sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, hanno contribuito allo sviluppo di terapie innovative per gravi malattie neurologiche.
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